Allontanare il telefono per leggere un messaggio, cercare la luce migliore per decifrare il menu al ristorante, strizzare gli occhi davanti allo schermo del computer. Sono gesti universali, quasi rituali, che segnano l'ingresso in una nuova fase della vita visiva. La presbiopia non è una patologia, né un'anomalia rara: è un processo fisiologico e naturale legato all'evoluzione biologica dell'occhio umano, che colpisce, senza eccezioni, il 100% della popolazione solitamente a partire dai 40-45 anni.
Nonostante la sua universalità, la presbiopia è circondata da una quantità sorprendente di falsi miti, credenze popolari errate e disinformazione che spesso ritardano la diagnosi o spingono i pazienti verso soluzioni inefficaci. Molti si chiedono se esista un intervento risolutivo per la presbiopia, se essere miopi offra una protezione naturale o se resistere all'uso degli occhiali possa consentire agli occhi di riposare. In questo articolo, sfatiamo le leggende chiarendo le reali possibilità della medicina moderna.
Perché diventiamo presbiti? Come avviene il processo della presbiopia
L'occhio umano funziona, per analogia, come una macchina fotografica dotata di un obiettivo autofocus molto sofisticato: il cristallino. Questa lente naturale, posizionata dietro l'iride, ha il compito di mettere a fuoco le immagini sulla retina, variando la sua curvatura grazie all'azione del muscolo ciliare.
Quando guardiamo lontano, il muscolo ciliare è rilassato e il cristallino è appiattito. Quando spostiamo lo sguardo su un oggetto vicino (per esempio per leggere un libro o guardare lo smartwatch), il muscolo si contrae e il cristallino si incurva, aumentando il suo potere diottrico. Questo meccanismo si chiama accomodazione.
La presbiopia è la perdita progressiva di questa capacità accomodativa. Con il passare degli anni, il cristallino perde la sua naturale elasticità, diventando più rigido e sclerotico. Anche se il muscolo ciliare continua a funzionare, la lente non risponde più prontamente agli stimoli: non riesce più a curvarsi a sufficienza per mettere a fuoco da vicino. Il risultato è che il punto di messa a fuoco si allontana progressivamente dall'occhio, costringendo la persona ad allungare le braccia per vedere nitidamente.
Mito #1: "sono miope, quindi non diventerò mai presbite"
Questa è forse la convinzione più radicata e, al contempo, la più errata. La verità clinica è che la presbiopia colpisce tutti, miopi inclusi. Nessuno è immune all'indurimento del cristallino.
L'equivoco nasce da una particolare condizione ottica. La miopia è un difetto visivo per cui l'occhio vede male da lontano ma, per sua natura, ha un punto focale ravvicinato. Quando un miope diventa presbite (solitamente un po' più tardi rispetto agli ipermetropi, verso i 45-50 anni), scopre che togliendo gli occhiali che usa per guidare o guardare la TV, riesce a leggere bene da vicino.
Questo non accade perché la presbiopia non c'è, ma perché il difetto miopico compensa otticamente la mancanza di accomodazione. I due difetti si annullano a vicenda a una specifica distanza. Ciò non si verifica in due casi:
se il miope indossa le lenti a contatto: con le lenti inserite, l'occhio è corretto per lontano ed è otticamente identico a quello di una persona non miope (emmetrope). Di conseguenza, la presbiopia si manifesta immediatamente e la lettura da vicino diventa impossibile senza occhiali da lettura.
Se la miopia è molto elevata: in questi casi, il punto di fuoco senza occhiali è talmente vicino (pochi centimetri dal naso) da rendere la lettura scomoda o impraticabile.
In ogni caso, non si tratta di un vantaggio infinito: prima o poi, anche un miope avrà bisogno di un aiuto aggiuntivo per vedere da vicino.
Mito #2: "non mettere gli occhiali allena l'occhio e ritarda il peggioramento"
Molte persone, ai primi sintomi di difficoltà nella lettura, decidono di resistere. Si sforzano, aumentano la luce, allontanano il testo, convinte che indossare l'occhiale sia una resa, una sorta di stampella che impigrisce il muscolo oculare e accelera il peggioramento del difetto.
Dal punto di vista medico, questa teoria è priva di fondamento. Come spiegato, la presbiopia non è causata da una debolezza muscolare, ma dall'invecchiamento strutturale del cristallino che perde elasticità. Non indossare gli occhiali correttivi non ferma né rallenta questo processo di irrigidimento, che procederà inesorabilmente secondo il suo corso biologico.
Al contrario, lo sforzo continuo per mettere a fuoco senza correzione porta a una condizione chiamata astenopia accomodativa. I sintomi includono:
mal di testa frontale e tempiale, specialmente a fine giornata;
bruciore e arrossamento oculare (blefarite);
senso di pesantezza palpebrale;
difficoltà di concentrazione e sonnolenza durante la lettura.
Mito #3: "non esiste una cura, devo rassegnarmi agli occhiali progressivi"
Fino a qualche decennio fa, l'unica risposta alla presbiopia erano gli occhiali (bifocali o progressivi). Oggi, la chirurgia refrattiva ha fatto passi da gigante e l'intervento di presbiopia è una realtà clinica consolidata e sicura, un'opzione concreta per chi desidera l'indipendenza dagli occhiali.
L’innovativa tecnica laser Femto-LASIK Presbyond si basa sul principio di rendere un occhio specializzato per vedere da lontano e l'altro per vedere da vicino, permettendo al cervello di fondere le immagini e vedere bene a tutte le distanze. È il trattamento ideale quando si soffre di presbiopia ma il cristallino è ancora trasparente.
Ai primi segni di opacizzazione del cristallino, è invece necessario procedere con l’intervento di cataratta, che consiste nella rimozione del cristallino naturale (ormai rigido e inefficiente) e nella sua sostituzione con una Lente Intraoculare (IOL) Premium.
Presbiopia: falsi miti vs realtà scientifica
"Se mangio mirtilli e carote prevengo la presbiopia"
Una dieta sana aiuta la retina (macula), ma nessuna vitamina può fermare l'indurimento fisiologico del cristallino legato all'età.
"Gli esercizi visivi di yoga per gli occhi guariscono la presbiopia"
La ginnastica oculare può migliorare la convergenza, ma non ridà elasticità a un cristallino sclerotizzato.
"Aspetto che si stabilizzi prima di fare qualcosa"
La presbiopia è progressiva dai 40 ai 60-65 anni. Attendere la fine del processo significa privarsi di 20 anni di qualità visiva.
Presbiopia, sintomi da non ignorare
Spesso si associa la presbiopia solo alla difficoltà di leggere un libro. In realtà, nell'era digitale, i sintomi sono più sfumati e impattanti sulla vita quotidiana. Riconoscerli precocemente aiuta a pianificare una correzione tempestiva con un intervento di presbiopia:
sindrome delle "braccia corte", necessità di allontanare lo smartphone per leggere le notifiche o vedere le foto;
need for light, necessità di un'illuminazione molto forte e diretta per svolgere attività che prima si facevano in penombra. La pupilla si stringe con la luce forte, aumentando la profondità di campo per compensare il difetto;
difficoltà nel cambio di messa a fuoco, guardare il cruscotto dell'auto e poi la strada (o il monitor e poi un collega lontano) richiede qualche secondo di adattamento affinché l'immagine torni nitida;
disagio nelle attività a distanza intermedia, difficoltà non solo a 30 cm, ma anche a 60-70 cm, distanza tipica del monitor del computer, con insorgenza di relativi problemi posturali (collo teso in avanti) per cercare la messa a fuoco.
Hai già notato la comparsa di uno o più di questi sintomi? Parlane con i nostri specialisti, prenota qui una visita presso una delle cliniche del Gruppo Refrattivo Italiano.
Domande frequenti (FAQ) sulla presbiopia
L'intervento presbiopia è doloroso?
No. Le procedure odierne, sia laser che intraoculari, sono eseguite in anestesia topica (gocce) e sono totalmente indolori. Il fastidio post-operatorio è minimo e gestibile.
Posso correggere presbiopia e astigmatismo insieme?
Assolutamente sì. L’intervento di presbiopia Femto-LASIK Presbyond permette di correggere in un unico intervento miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia.
A che età conviene operarsi?
Non esiste un'età fissa, ma un momento clinico ideale. Per il laser, solitamente tra i 45 e i 55 anni; per la sostituzione del cristallino, dai 55 anni in su o quando la cataratta impatta significativamente sulla qualità di vita.
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