26 gennaio 2026
Salute

Occhio secco e riscaldamento domestico: come prevenire l'irritazione degli occhi

Perché d’inverno gli occhi si seccano e si irritano? La causa risiede negli ambienti domestici e lavorativi caldi e accoglienti in cui viviamo, che diventano microclimi ostili per la salute della superficie oculare. L'uso prolungato e intensivo dei sistemi di riscaldamento riduce drasticamente l'umidità relativa dell'aria, accelerando l'evaporazione della componente acquosa del film lacrimale.

Questo fenomeno, clinicamente noto come sindrome dell'occhio secco a matrice evaporativa ambientale, non è un banale fastidio passeggero. Se trascurato, può innescare un circolo vizioso di infiammazione, rossore cronico e fluttuazioni visive che impattano sulla qualità della vita: per proteggere la vista durante i mesi più freddi dell'anno è importante prendere le giuste precauzioni.

Fisiologia oculare: cosa succede al film lacrimale con il calore?

Per comprendere perché il riscaldamento domestico sia un nemico così insidioso, è necessario osservare l'occhio da una prospettiva idrodinamica. La superficie oculare non è a diretto contatto con l'aria: è protetta da una pellicola liquida incredibilmente complessa e strutturata, il film lacrimale, composto da tre strati essenziali:

  • strato mucinico (interno): aderisce alla cornea rendendola idrofila;

  • strato acquoso (intermedio): costituisce il volume principale della lacrima, nutre la cornea e lava via i detriti;

  • strato lipidico (esterno): una sottilissima pellicola oleosa prodotta dalle ghiandole di Meibomio, che serve a sigillare lo strato acquoso e impedirne l'evaporazione.

L’equilibrio idrodinamico del film lacrimale

Quando accendiamo il riscaldamento, l'aria calda tende a espandersi e ad asciugarsi. In un ambiente con aria secca, la pressione di vapore cambia, strappando via le molecole d'acqua dalla superficie oculare a una velocità superiore alla capacità dell'organismo di produrre nuove lacrime.

L'aria secca attacca direttamente lo strato acquoso intermedio, assottigliandolo. Quando questo strato si riduce troppo, la lacrima diventa iperosmolare, cioè troppo concentrata, condizione che innesca l'infiammazione tipica dell'occhio secco.

Qual è la soglia critica di umidità?

Studi clinici indicano che il comfort oculare è mantenuto in un range di umidità relativa compreso tra il 45% e il 60%. I moderni sistemi di riscaldamento, specialmente se non compensati da umidificazione, possono far crollare questo valore al di sotto del 20-30%.

In queste condizioni, il Break-Up Time (BUT), ovvero il tempo che intercorre tra un ammiccamento e la rottura del film lacrimale, si riduce drasticamente, lasciando la cornea esposta all'aria come una terra arida.

Quali sono le cause dell’occhio secco in inverno?

Riconoscere l'occhio secco da riscaldamento non è sempre immediato, perché la sintomatologia può essere controintuitiva. Ecco i segnali clinici distintivi:

  • lacrimazione (epifora), è il sintomo che crea più confusione. Quando la superficie oculare si secca e si irrita, i nervi corneali inviano un segnale di allarme al cervello, che risponde ordinando alla ghiandola lacrimale principale di aumentare la produzione di lacrime. Queste lacrime, però, sono molto acquose e prive delle componenti mucose e lipidiche necessarie per aderire all'occhio. Risultato: l'occhio cola, ma la superficie resta secca.

  • Sensazione di corpo estraneo: la classica percezione di avere "sabbia" o polvere negli occhi è causata dall'attrito della palpebra che scorre su una superficie non sufficientemente lubrificata.

  • Visione offuscata transitoria: se la visione si appanna mentre si legge o si guarda la TV, ma torna nitida subito dopo aver sbattuto le palpebre, è un chiaro segno di instabilità del film lacrimale.

  • Intolleranza alle lenti a contatto: le lenti a contatto sono spugne idrofile. In un ambiente riscaldato e secco, la lente tende a disidratarsi attingendo acqua direttamente dal film lacrimale del portatore, diventando rigida e fastidiosa molto prima rispetto all'estate.

Tipi di riscaldamento e impatto sull'occhio secco

Per facilitare la gestione termica dell’ambiente e prevenire l’irritazione oculare invernale, ecco una classificazione del rischio oculare in base alla fonte di calore.

  • Termosifoni (radiatori), rischio: medio. Seccano l'aria staticamente. Per favorire un microclima oculare sano d’inverno, è utile impiegare vaschette in ceramica o umidificatori elettrici.

  • Pompe di calore, rischio: alto. Muovono polvere e seccano gli occhi. Bisogna avere l’accortezza di direzionare le alette in modo da evitare il flusso diretto sul viso.

  • Riscaldamento a pavimento, rischio: basso. Emanano calore radiante uniforme. La soluzione migliore, ma richiede comunque idratazione.

  • Camino o stufa a legna, rischio: molto alto. La combustione consuma ossigeno. È necessario areare frequentemente la stanza per ripristinare l'ossigeno.

  • Termoventilatori, rischio: estremo. Muovono aria calda velocemente. Da evitare per usi prolungati in ambienti chiusi.

Cosa fare per idratare gli occhi?

Quando il controllo ambientale non è sufficiente, è necessario intervenire con supporti terapeutici topici e sistemici per rinforzare il film lacrimale.

Sostituti lacrimali: quali scegliere?

Non tutte le lacrime artificiali sono uguali. In caso di secchezza da riscaldamento, l'obiettivo è trattenere l'acqua sulla superficie oculare. Quali sono i prodotti più indicati per preservare la salute oculare?

  • Acido Ialuronico ad alto peso molecolare. I sostituti lacrimali contenenti acido ialuronico sono ideali perché hanno proprietà visco-elastiche: restano sull'occhio più a lungo senza appannare la vista.

  • Prodotti senza conservanti. Se l'instillazione avviene più di 3-4 volte al giorno, è mandatorio utilizzare prodotti monodose o con flaconi tecnologici privi di conservanti, poiché i conservanti a lungo termine danneggiano l'epitelio corneale, peggiorando la secchezza.

Idratazione sistemica e alimentazione

Bere molta acqua è utile, ma non si traduce immediatamente in più lacrime. Per contrastare l'evaporazione causata dal riscaldamento, bisogna migliorare la qualità dello strato lipidico, cioè l'olio che copre la lacrima.

L'assunzione di Omega-3 tramite pesce azzurro, noci o integratori specifici di alta qualità ha dimostrato clinicamente di migliorare la funzionalità delle ghiandole di Meibomio (le ghiandole che producono la componente lipidica del film lacrimale), rendendo la lacrima più stabile e resistente all'aria secca.

Occhio secco invernale: l’aggravante degli schermi digitali

Con l’aumentare del tempo trascorso in ambienti chiusi, aumenta anche il tempo passato davanti a televisori, computer e tablet. Ciò rende ancora più negativo l’impatto sugli occhi del riscaldamento: l'aria secca agisce su un occhio che, a causa dell'attenzione visiva sullo schermo, ammicca molto meno del normale (da 15 volte al minuto si scende a 3-4 volte).

Un esercizio semplice ma efficace è il blinking volontario: ogni 20 minuti, chiudere gli occhi completamente (come se si stesse dormendo) per 2 secondi, poi strizzarli leggermente. Questo movimento muscolare stimola le ghiandole palpebrali, facendo fuoriuscire nuovo lipide che va a rinnovare la protezione oleosa della lacrima, contrastando l'azione essiccante del termosifone.

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Domande frequenti su occhio secco e inverno

Posso usare le lenti a contatto con il riscaldamento acceso?

Sì, ma con cautela. È preferibile utilizzare lenti giornaliere in silicone idrogel (più traspiranti) e instillare gocce umettanti sopra la lente più volte al giorno. In casa, l'ideale sarebbe alternare con l'uso degli occhiali per far "respirare" la cornea.

Perché i miei occhi sono rossi solo la sera?

È il risultato dello stress cumulativo. Dopo una giornata intera di esposizione ad aria secca e schermi, il film lacrimale è esaurito e la superficie oculare si infiamma. È il segnale che l’idratazione non è sufficiente.

Aprire la finestra serve davvero se fuori fa freddo?

Assolutamente sì. Aprire le finestre per 5-10 minuti più volte al giorno permette il ricambio d'aria, abbattendo la carica di polveri, allergeni e batteri che si concentrano negli ambienti riscaldati e chiusi, riducendo il rischio di congiuntiviti irritative.

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