"Dopo l’intervento laser agli occhi per la miopia, avrò per sempre la sensazione di sabbia negli occhi?" Ce lo chiedete sempre in tanti ed è sicuramente una delle esitazioni più diffuse quando si valuta l’opportunità di eliminare gli occhiali per sempre.
È fondamentale stabilire subito una verità clinica: la secchezza oculare post-operatoria è un effetto collaterale comune, ma nella stragrande maggioranza dei casi è temporaneo. Dopo un trattamento di chirurgia refrattiva, l'occhio attraversa una fase di riassestamento neuro-fisiologico. Non si tratta di una complicazione imprevista, ma di una tappa del processo di guarigione.
Il recupero visivo completo avviene gradualmente. In questo articolo, analizzeremo scientificamente perché accade, quanto dura e quali sono i protocolli medici avanzati per minimizzare il disagio.
Quali sono le cause della secchezza oculare dopo un intervento laser?
Per capire il fenomeno, bisogna guardare all'occhio non solo come una lente, ma come un organo sensoriale complesso. La cornea, che è la superficie trasparente rimodellata dal laser, è uno dei tessuti più densamente innervati del corpo umano.
Il sistema di lubrificazione dell'occhio funziona come un termostato intelligente:
sensori: le terminazioni nervose della cornea percepiscono le condizioni ambientali (aria, vento, secchezza);
segnale: se la superficie si asciuga, i nervi inviano un segnale d'allarme al tronco encefalico, la parte del cervello che regola la ghiandola lacrimale;
risposta: il cervello ordina alla ghiandola lacrimale principale di rilasciare acqua e alle ghiandole di Meibomio di rilasciare lipidi.
Durante un intervento laser agli occhi per la miopia, l'azione del laser interrompe temporaneamente alcune di queste fibre nervose superficiali. Di conseguenza, si verifica una sorta di corto circuito nel feedback sensoriale: la cornea è effettivamente un po' secca, ma la sua sensibilità è ridotta, quindi non invia il messaggio di richiesta aiuto al cervello.
La ghiandola lacrimale, non ricevendo stimoli, riduce la produzione basale. La secchezza post laser, dunque, si verifica perché l’occhio non sa di essere secco. Man mano che i nervi rigenerano, la sensibilità torna e la lacrimazione riprende il suo ritmo naturale.
Laser occhi miopia e secchezza oculare: tecniche a confronto
Le procedure di chirurgia refrattiva non impattano sulla superficie oculare allo stesso modo. La scelta della tecnica può influenzare l'intensità e la durata dei sintomi.
Femto-LASIK
Questa tecnica prevede la creazione di un sottile lembo corneale (flap) che viene sollevato prima di applicare un secondo laser che corregge miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia anche quando sono associati tra loro. Il taglio del flap recide le fibre nervose lungo la sua circonferenza.
La LASIK è storicamente associata a una maggiore incidenza di secchezza nel primo mese post trattamento. Con l’evoluzione di questa tecnica nella Femto-LASIK (che utilizza moderni laser a femtosecondi), il recupero post operatorio è diventato rapido e la condizione si normalizza solitamente entro poche settimane o mesi.
PRK
Nella PRK non si crea alcun flap. Il laser agisce direttamente sulla superficie dopo aver rimosso l'epitelio, cioè la parte più esterno della cornea.
Anche con questa tecnica i nervi vengono abrasi e la loro rigenerazione avviene contestualmente alla ricrescita dell'epitelio. La secchezza è presente e il recupero visivo è più lento.
SMILE
La SMILE (Small Incision Lenticule Extraction) è la tecnica più recente, minimamente invasiva. Non c'è flap, ma solo una micro-incisione di 2-3 mm.
Teoricamente, la SMILE preserva meglio l'architettura dei nervi corneali anteriori, promettendo una minore incidenza di occhio secco severo. Anche in questo caso, però, una fase di secchezza transitoria è attesa.
Secchezza oculare post intervento occhi: timeline del recupero lacrimale
Sapere cosa aspettarsi riduce l'ansia. Ecco come evolve la situazione tipica dopo un intervento laser occhi miopia.
Settimane 1-4
Si raggiunge il picco dei sintomi: sensazione di sabbia, visione fluttuante, bisogno costante di gocce. In questa fase, è opportuno instillare lacrime artificiali anche senza sintomi evidenti, seguendo alla lettera le indicazioni fornite dal medico che ha effettuato il trattamento.
Mesi 1-3
Si avverte un miglioramento netto durante il giorno. La secchezza può essere presente al risveglio o dopo l’uso del PC. Le fibre iniziano a ricollegarsi. Generalmente è sufficiente seguire la terapia fornita al bisogno e utilizzare un gel oftalmico prima di dormire.
Mesi 3-6
La normalizzazione è praticamente completa. È ancora possibile sentire sintomi sporadici solo in condizioni estreme, come l’aria condizionata. La sensibilità è ormai tornata a livelli pre-operazione. Si può scalare gradualmente la terapia fino alla sospensione o uso occasionale.
Oltre 6 mesi
La situazione è stabile e l’equilibrio ristabilito. È sufficiente seguire un’igiene visiva standard.
Occhio secco, cosa valutare prima del trattamento laser agli occhi
Più che nella tecnica laser, il segreto per evitare la secchezza cronica è portare a termine un’approfondita valutazione preoperatoria. Se un paziente soffre già di sindrome dell'occhio secco prima dell'operazione, il rischio di complicanze aumenta. I fattori di rischio includono:
uso prolungato di lenti a contatto, che spesso hanno già danneggiato le ghiandole;
patologie autoimmuni o tiroidee;
menopausa e disordini ormonali;
disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD).
Se la visita preoperatoria rileva una secchezza latente, il chirurgo non opera subito. Si imposta prima una terapia preparatoria che può includere ad esempio igiene palpebrale, calore e antiinfiammatori, in modo da portare la superficie oculare in condizioni ottimali. Solo quando l'occhio è in salute, si procede con il trattamento laser occhi per la miopia.
Vorresti valutare anche tu la possibilità di liberarti finalmente degli occhiali? Parlane con i nostri specialisti, prenota qui una visita presso una delle cliniche del Gruppo Refrattivo Italiano.
Occhio secco post intervento laser occhi: rimedi efficaci
Mettere le gocce è il consiglio base, ma la gestione clinica moderna va oltre. Ecco gli strumenti a disposizione per garantire comfort durante la guarigione.
1. Sostituti lacrimali di alta qualità
Non tutte le lacrime artificiali sono uguali. Nel post-laser, è imperativo usare prodotti senza conservanti, che sono tossici per la cornea in guarigione. Si prediligono colliri a base di acido ialuronico ad alto peso molecolare (che resta più a lungo sull'occhio) o con aggiunta di trealosio per la bioprotezione cellulare.
2. Gel notturni
Di notte produciamo meno lacrime. Applicare un gel viscoso o una pomata oftalmica prima di dormire crea uno scudo protettivo che previene quella sgradevole sensazione di palpebra incollata al mattino e protegge l'epitelio dall'erosione notturna.
3. Tappini lacrimali
Questa è l'arma segreta per i casi più fastidiosi. Si tratta di minuscoli dispositivi biocompatibili grandi come un granello di sabbia che l'oculista inserisce in modo indolore nei puntini lacrimali, i canali di scolo delle lacrime.
Come funzionano? Bloccano il deflusso e quindi le poche lacrime che l'occhio produce restano sulla superficie più a lungo, garantendo un'idratazione costante naturale. Possono essere temporanei e si sciolgono in tre mesi oppure permanenti (rimovibili).
4. Integrazione sistemica
Studi scientifici dimostrano che l'assunzione orale di omega-3 ad alto dosaggio riduce l'infiammazione delle ghiandole palpebrali e migliora la qualità della componente oleosa della lacrima, riducendone l'evaporazione.
Laser occhi miopia e secchezza oculare, le domande più frequenti
Posso operarmi se ho già l'occhio secco?
Dipende dalla gravità. Se è una secchezza lieve o moderata, si può trattare preventivamente e poi procedere con cautela (magari preferendo la tecnica SMILE o ICL). Se è una forma severa o patologica (Sjögren), il laser potrebbe essere controindicato.
Il laser causa secchezza permanente?
La secchezza cronica irreversibile è un evento raro, che riguarda una percentuale minima di pazienti (inferiore all’1-2%), spesso legata a condizioni preesistenti non diagnosticate. Per la stragrande maggioranza, è una fase transitoria.
Stare al computer peggiora la situazione?
Sì, perché davanti allo schermo si ammicca meno. Nel post-operatorio, è cruciale fare pause frequenti e lubrificare gli occhi prima di iniziare a lavorare, non solo quando bruciano.