La diagnosi di diabete rappresenta una condanna a portare gli occhiali per sempre? Fino a qualche decennio fa, la prudenza clinica portava spesso a rispondere affermativamente. Oggi l'evoluzione delle tecnologie diagnostiche e delle procedure microchirurgiche ha cambiato la situazione.
Il diabete mellito di tipo 1 o di tipo 2 non costituisce più una controindicazione assoluta alla chirurgia refrattiva. Oggi c’è la possibilità di procedere, ma solo rispettando protocolli di sicurezza estremamente rigidi. L'idoneità all'intervento laser occhi in un paziente diabetico dipende da una valutazione preoperatoria particolarmente approfondita che include stabilità glicemica, salute della retina e integrità della superficie oculare.
Chi ha il diabete può fare l’intervento laser agli occhi?
Il diabete non impedisce di sottoporsi a un trattamento laser per eliminare miopia, astigmatismo, ipermetropia e astigmatismo. Non tutti i pazienti diabetici, però, sono candidati idonei: devono essere presenti tutte le condizioni adeguate affinché l’occhio possa essere operato. In particolare, è necessario analizzare tre macro-aree.
1. Controllo glicemico: emoglobina glicata
Il parametro chiave non è la glicemia del mattino, ma l'emoglobina glicata (HbA1c), che indica il livello medio degli zuccheri nel sangue negli ultimi 3 mesi. Per essere considerati idonei all'intervento laser occhi, il valore di HbA1c deve essere generalmente inferiore al 7% (o in alcuni casi 7.5%), e questo dato deve essere stabile da almeno 12 mesi. Un diabete scompensato esclude a priori la possibilità chirurgica.
2. Assenza di retinopatia diabetica attiva
La complicanza più temibile del diabete è la retinopatia, che comporta danni ai vasi sanguigni della retina. Possono sottoporsi al trattamento laser agli occhi i pazienti senza questa patologia o con una retinopatia molto lieve e non evolutiva.
In caso di retinopatia proliferativa, edema maculare diabetico o trattamenti laser retinici recenti, non si può procedere con la chirurgia refrattiva. In questi casi, la priorità è salvare la salute dell'occhio, non togliere gli occhiali.
3. Salute della superficie oculare
Il diabete può causare una riduzione della sensibilità della cornea (neuropatia diabetica) e una grave secchezza oculare, condizioni che non consentono il trattamento laser.
Chirurgia refrattiva e diabete: quale tecnica scegliere?
Nel paziente diabetico, la scelta della procedura di chirurgia refrattiva non è basata solo sulle diottrie da correggere, ma sulla biologia della guarigione:
Femto-LASIK: pur essendo molto delicata, questa tecnica prevede la creazione di un flap corneale che recide le terminazioni nervose superficiali. In un paziente diabetico con una sensibilità ridotta, questo può favorire la secchezza oculare o rendere più difficoltosa la guarigione del flap.
PRK: non crea un flap e risparmia maggiormente la struttura nervosa profonda, ma comporta una riepitelizzazione (cioè la guarigione dello strato più esterno dell'occhio) che nei diabetici è più lenta. Richiede un monitoraggio post-operatorio molto stretto.
SMILE: tecnica minimamente invasiva, che altera meno la biomeccanica e l'innervazione. In molti casi, può essere la soluzione più indicata.
Sostituzione del cristallino: poiché i diabetici hanno un rischio doppio di sviluppare la cataratta (anche precocemente), questa strategia risolve il problema alla radice con un unico intervento definitivo. Nei pazienti diabetici sopra i 50 anni, può essere quindi preferibile prevenire la cataratta procedendo con l’impianto di lenti IOL Premium.
Il percorso pre-operatorio: quali esami effettuare?
Eliminare gli occhiali quando si ha il diabete è una possibilità concreta, che migliora significativamente la qualità della vita e la praticità quotidiana, ma la sicurezza viene prima di tutto: se un paziente diabetico decide di valutare la chirurgia refrattiva, la visita di idoneità sarà ancora più approfondita.
Oltre alla topografia e alla pupillometria, diventano imprescindibili:
OCT (Tomografia a Coerenza Ottica) della macula, in modo da escludere edemi maculari sub-clinici invisibili alla visita standard;
esame del fondo oculare in midriasi per ispezionare la periferia retinica;
test della sensibilità corneale (estesiometria) per valutare se i nervi corneali funzionano correttamente e possono sopportare un intervento laser.
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Convalescenza e guarigione nei pazienti diabetici
Il paziente diabetico deve essere consapevole che il suo recupero post operatorio potrebbe differire da quello di un paziente standard. Ecco quali sono i principali aspetti chiave della convalescenza:
ritardo nella cicatrizzazione: l'iperglicemia rallenta la migrazione cellulare necessaria per chiudere le micro-ferite chirurgiche;
erosioni epiteliali: una fragilità dell'epitelio che può causare fastidi prolungati nelle prime settimane;
rischio infettivo: i diabetici hanno una suscettibilità maggiore alle infezioni. Per questo motivo, dopo un intervento laser occhi, la profilassi antibiotica (colliri) viene spesso prolungata e i controlli sono più frequenti.
FAQ: le domande più frequenti su chirurgia refrattiva e diabete
L'intervento laser occhi può peggiorare il mio diabete?
No, l'intervento è locale e non ha alcun effetto sul metabolismo sistemico o sui livelli di zucchero nel sangue. Tuttavia, lo stress dell'intervento potrebbe causare lievi oscillazioni glicemiche transitorie.
Se ho il diabete di tipo 1 (insulino-dipendente) posso operarmi?
Sì, il tipo 1 non è una controindicazione assoluta. La sfida è maggiore perché il controllo glicemico è più difficile da mantenere stabile, ma con un HbA1c perfetta e assenza di danni retinici, l'intervento è assolutamente fattibile.
Quanto tempo ci metterò a guarire?
Generalmente, un paziente diabetico impiega dal 20% al 50% del tempo in più per completare la riepitelizzazione (nel caso di PRK) rispetto a un non diabetico. È fondamentale avere pazienza e seguire scrupolosamente la terapia.